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VINCE ALETTI DISCOFILES

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LIBRO: The DIsco FIles, Vince Aletti

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Ho scritto di musica per cinque o sei anni prima di arrivare alla Record World, ma mai per l’imprenditoria musicale ed ho avuto sempre una visione piuttosto scettica, se non addirittura avversa, dell’industria discografia. Poi, improvvisamente,mi sono ritrovato non solo a scriverne dal suo interno, ma parte integrante di uno scenario in pieno boom. Per molte delle case discografihe, la disco era un enigma ed una seccatura, ma nonostante tutto un modo per far soldi – se solo fossero stati in grado di capire eettivamente di cosa si trattasse.......


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Vince Aletti dice:
Ho scritto di musica per cinque o sei anni prima di arrivare alla Record World, ma mai per l’imprenditoria musicale ed ho avuto sempre una visione piuttosto scettica, se non addirittura avversa, dell’industria discografia. Poi, improvvisamente,mi sono ritrovato non solo a scriverne dal suo interno, ma parte integrante di uno scenario in pieno boom. Per molte delle case discografihe, la disco era un enigma ed una seccatura, ma nonostante tutto un modo per far soldi – se solo fossero stati in grado di capire effettivamente di cosa si trattasse. Nel mio primo anno di attività, molti degli uomini e donne del reparto promozioni nelle major discografihe, fedele alla vecchia scuola e che avevo conosciuto ai miei esordi, furono rimpiazzati o affiaati da ragazzi che si occupavano dello sviluppo della disco, quasi tutti gay ed ex o DJ part-time in grado di comprendere la musica e cui non creava alcun problema rimanere fuori fino alle 4 dl mattino per promuoverla. Sebbene non frequentassi i club più di una o due serate a settimana, normalmente trascorrevo il mio tempo nelle cabine DJ chiedendo delucidazioni sulle canzoni mai sentite prima. Ascoltavo tutti i promo che mi venivano inviati gratuitamente ogni settimana, integrandoli con dei dischi che acquistavo in negozi specializzati o delle stampe “promo-copy” che mi venivano passate dai DJ stessi. Era importante per me essere sempre informato, come i DJ per i quali scrivevo.La Disco music era una miniera d’oro e le compagnie discografihe la infilvano dappertutto, ma nessuno può rendere un brutto disco un successo. La pista di una discoteca era l’estremo banco di prova: se la gente urlava, ce l’avevi fatta; se lasciavano la pista, era meglio che tornavi in studio.Disco File è stato influete, ma non grazie a me quanto piuttosto alla musica e alle persone che la suonavano. Specie agli inizi, non c’era uno stile dominante, ed era questo a renderla così interessante: arrivava da qualsiasi parte, ma principalmente dalla strada e molti dei dischi che hanno avuto successo nei club non hanno mai raggiunto le radio e quando lo hanno fatto, erano ormai superati per quello che riguardava gli irriducibili della discoteca. Essi si erano già spostati verso il nuovo eccentrico disco proposto dal DJ. Il vero pubblico della Disco non aveva alcun interesse nei dischi più pop e commerciali: era piuttosto felice di avere dei successi solo suoi “underground” da club. Ma quando le radio scoprirono che la Disco era in grado di attrarre quella fascia di ascolto che non veniva catturata dai vecchi format, l’esclusiva dei club divenne sempre più difficile da mantenere. I dischi suonati nei club divennero dei bestseller e prima che la mia rubrica giungesse al suo termine, avevo già accumulato 12 dischi d’oro per album e singoli dei quali avevo solo scritto. Sono grato alla Industria Discografia per l’opportunità di scrivere Disco File e la libertà di farlo come volevo. Ma il mio debito principale è verso quei DJ che hanno risposto alle mie telefonate e condiviso con me la loro conoscenza e passione. Un altro grande ringraziamento va a Matthew Higgs e al suo team del White Columns per aver rilanciato, nel 2008, Disco File in una collezione a edizione limitata, e a Frank Broughton e Bill Brewester per aver ulteriormente sviluppato, con enormi passi avanti, il progetto, in questa edizione più completa e illustrata. La musica è il messaggio. Sempre.
isbn 9788890225239
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